Come aggiornare a PHP 7.2

Sembrava ieri che avevamo tutti esultato per l’aggiornamento tanto atteso di PHP 7 (ha migliorato le prestazioni anche del 400%) e invece eccoci qua, già ad aggiornare alla 7.2!

Dai andiamo subito diretti aggiungendo le repository:

sudo apt-get install apt-transport-https lsb-release ca-certificates
sudo wget -O /etc/apt/trusted.gpg.d/php.gpg https://packages.sury.org/php/apt.gpg
echo "deb https://packages.sury.org/php/ $(lsb_release -sc) main" | sudo tee /etc/apt/sources.list.d/php.list
sudo apt-get update

E procediamo con l’installazione:

sudo apt-get install php7.2

Nel caso non vi aggiorni anche gli altri pacchetti:

sudo apt-get install php7.2-cli php7.2-common php7.2-curl php7.2-gd php7.2-json php7.2-mbstring php7.2-mysql php7.2-opcache php7.2-readline php7.2-xml

E voilà:

php -v

Come visualizzare la versione di nginx

Se state cercando di aggiornare, sostituire o anche solo modificare il vostro webserver nginx ma non avete voglia di leggervi la documentazione o fare un semplice help, eccomi qua al vostro servizio!

Aprite il terminale ed eseguite:

nginx -v

Se volete invece vedere anche tutti i pacchetti, dipendenze e ad esempio quale versione di openssl è disponibile, allora eseguite (con la V maiuscola):

nginx -V

Dovrebbe venirvi fuori qualcosa del tipo:

nginx version: nginx/1.10.3
built with OpenSSL 1.1.0f  25 May 2017
TLS SNI support enabled
configure arguments: --with-cc-opt='-g -O2 -fdebug-prefix-map=/build/nginx-qJwWoo/nginx-1.10.3=. -fstack-protector-strong -Wformat -Werror=format-security -Wdate-time -D_FORTIFY_SOURCE=2' --with-ld-opt='-Wl,-z,relro -Wl,-z,now' --prefix=/usr/share/nginx --conf-path=/etc/nginx/nginx.conf --http-log-path=/var/log/nginx/access.log --error-log-path=/var/log/nginx/error.log --lock-path=/var/lock/nginx.lock --pid-path=/run/nginx.pid --modules-path=/usr/lib/nginx/modules --http-client-body-temp-path=/var/lib/nginx/body --http-fastcgi-temp-path=/var/lib/nginx/fastcgi --http-proxy-temp-path=/var/lib/nginx/proxy --http-scgi-temp-path=/var/lib/nginx/scgi --http-uwsgi-temp-path=/var/lib/nginx/uwsgi --with-debug --with-pcre-jit --with-ipv6 --with-http_ssl_module --with-http_stub_status_module --with-http_realip_module --with-http_auth_request_module --with-http_v2_module --with-http_dav_module --with-http_slice_module --with-threads --with-http_addition_module --with-http_geoip_module=dynamic --with-http_gunzip_module --with-http_gzip_static_module --with-http_image_filter_module=dynamic --with-http_sub_module --with-http_xslt_module=dynamic --with-stream=dynamic --with-stream_ssl_module --with-mail=dynamic --with-mail_ssl_module --add-dynamic-module=/build/nginx-qJwWoo/nginx-1.10.3/debian/modules/nginx-auth-pam --add-dynamic-module=/build/nginx-qJwWoo/nginx-1.10.3/debian/modules/nginx-dav-ext-module --add-dynamic-module=/build/nginx-qJwWoo/nginx-1.10.3/debian/modules/nginx-echo --add-dynamic-module=/build/nginx-qJwWoo/nginx-1.10.3/debian/modules/nginx-upstream-fair --add-dynamic-module=/build/nginx-qJwWoo/nginx-1.10.3/debian/modules/ngx_http_substitutions_filter_module

Come aggiornare a Ubuntu 18.04

Il mio consiglio è sempre quello di installare un sistema operativo da zero, senza fare aggiornamenti incrementali perché rischiate che qualcosa vada storto o non venga aggiornato come dovrebbe.

Nel caso, vi basta scaricare la nuova ISO e installarlo alla vecchia maniera.

Però mettiamo il caso che siete ancora alla versione 17, o 16, o addirittura alla 14 e volete usare il terminale per fare tutto, beh ecco a voi come fare:

sudo apt install update-manager-core
sudo do-release-upgrade -d

Se invece avevate già attivato tramite le impostazioni, vi basta fare un bel:

sudo apt dist-upgrade

Ubuntu 18.04 in macchina virtuale

Ora godetevi il nuovo aggiornamento. Alla prossima! Ah e non dimenticatevi di sistemare la tastiera in italiano (se è quella che usate ovviamente).

Come disattivare i pagamenti automatici di PayPal

I pagamenti automatici sono quelli che hanno una ricorrenza temporale, spesso sono abbonamenti o servizi che si devono rinnovare con delle tempistiche a volte non troppo chiare.

Se state cercando dov’è la pagina o come arrivare a disattivarli, ecco a voi il link diretto: https://www.paypal.com/myaccount/autopay/

Gestire pagamenti automatici di PayPal

Da quando hanno cambiato il sito web (ormai saranno quasi 2 anni) molte pagine non sono ancora state aggiornate. Non ho idea di che problemi stiano riscontrando e ne se la problematica di eBay abbia influenzato la cosa.

Come rimuovere lo swap su Raspberry Pi

Dopo aver visto come aumentare lo swap su Raspberry Pi (cosa peraltro compatibile con tutte le distribuzioni Ubuntu, Debian ecc), vediamo ora come disattivarlo.

Ci sono diversi modi per disattivare la memoria di swap, la più semplice di tutte è rimuoverla proprio dai servizi all’avvio, quindi eseguendo (e poi riavviando con sudo reboot now:

sudo update-rc.d dphys-swapfile remove

Rimuoverete direttamente dal prossimo riavvio.

Molti hanno trovato beneficio disattivandola. Posso solo dire che dipende dai casi e da diversi fattori quali la velocità di scrittura e lettura della vostra microSD (considerando che il Raspberry Pi usa quella per salvare lo swap).

Per certe funzionalità invece conviene aumentarla il più possibile per evitare che la ram disponibile non basti e si rischia anche che i processi debbano sempre riscrivere e cancellare quello che viene salvato.

Quindi come al solito… dipende. Provate e sperimentate!

Eseguite free -m per visualizzare swap e ram

Come aggiornare Homebridge

Se avete installato Homebridge tramite questa procedura e volete aggiornarlo (di solito correggono bug o migliorano la stabilità) vi basterà aprire il terminale ed eseguire:

sudo npm update --global homebridge

Salvo gravi problemi, dovrebbe aggiornarsi in pochi secondi.

E dovrebbe anche tornare tutto attivo, nel caso riavviate il servizio di Avahi con:

sudo service avahi-daemon restart

Come fare il backup a Google Authenticator

Risposta breve: non si può.

Risposta più lunga: non si può perché tutti i codici generati vengono salvati in modo criptato, l’unico modo per avere un backup è salvarsi i codici QR offline prima di aggiungerli all’app (cos’è Google Authenticator?!).

So che può sembrarvi una scocciatura, sopratutto se non li avete salvati e siete alla ricerca di un modo per recupare i codici per riaccedere ai vostri preziosi account, ma è nell’architettura stessa di come funziona il tutto.

Da un lato è un bene che sia così, dall’altro… beh, bisogna essere previdenti.

Quindi se siete qua e state cercando un modo per recuperare i QR code, mi spiace ma non c’è proprio modo. Dovete contattare ogni servizio o sito web nel quale avevate attiva la verifica in due passaggi e farvela disattivare (verificando che siete voi, credo).

Google Authenticator su Play Store

Se invece state cercando un modo per spostarvi da un telefono all’altro ma neanche questo si può, l’unica è collegarvi a tutti gli account con i codici vecchi, disattivare la verifica in due passaggi e riattivarla sul nuovo telefono con i rispettivi nuovi codici generati.

Cos’è e a cosa serve Google Authenticator

Dopo aver visto cos’è la verifica in due passaggi, vediamo qual è la scelta migliore in termini di sicurezza (assoluta ovviamente, perché di solito l’unico modo per essere sicuri è non connettersi a internet).

Google Authenticator è un’app che vi permette di gestire tutti i codici a 2 passaggi o 2 fattori (dipende da come volete chiamarlo) dei siti web che utilizzate.

La particolarità di quest’app è quella d’avere tutti i codici offline, quindi non dovete aspettare la conferma via SMS e non rischiate che se vi rubano la SIM o ve la clonano, possano aver accesso al vostro account.

Google Authenticator su App Store

Potete scaricare la versione per Android oppure quella per iOS.

Il funzionamento è semplice, scansionate il codice QR che vi viene fornito dal sito web durante la configurazione della verifica in due passaggi e siete pronti per avere un codice temporaneo da utilizzare dopo il login (o durante delle operazioni importanti sul vostro account).

Cos’è la verifica in due passaggi

Brevemente e in parole comprensibili a tutti: è quel metodo di login che oltre la password, viene richiesto anche un codice aggiuntivo temporaneo.

Moltissimi siti web oramai l’hanno attivato e serve per aumentare la sicurezza.

Su questo sito https://twofactorauth.org potete vedere quali siti web hanno disponibile questa tecnologia, tra i più famosi Apple e Google.

Schermata d’esempio di twofactorauth.org

Che aspettate? Correte ad attivarla!

Come creare e firmare il proprio certificato SSL

Non sto a raccontarvi cos’è SSL o HTTPS perché se siete qua probabilmente già sapete di cosa sto parlando.

Andiamo dritti al sodo. Se volete autocertificarvi e quindi generare un certificato SSL per uso locale o di sperimentazione (dico questo perché ogni volta da browser dovrete confermare e accettare che volete installare il certificato, cliccando qualcosa come 3 volte conferma) aprite subito il terminale ed eseguite (vi chiederà una password, segnatevela ovviamente):

openssl genrsa -des3 -out myCA.key 2048

Ora generate un root certificate eseguendo:

openssl req -x509 -new -nodes -key myCA.key -sha256 -days 1825 -out myCA.pem

Inserite tutti i dettagli e… voilà, già fatto!

Quanto consuma un Raspberry Pi sempre acceso

Dipende. Com’è ovvio che sia, dipende da quello che gli fate fare 24 ore su 24.

I conti che potete farvi hanno un margine d’errore enorme ma comunque può farvi capire quanto sia interessante avere un piccolo tutto fare sempre acceso “che fa cose”.

Prima di tutto dipende dal modello di Raspberry Pi, dal tipo di alimentatore e se proprio vogliamo: anche dalla lunghezza del cavo (online si trovano personaggi discutibili che considerano anche quello come resistenza, ma direi che è un calcolo non troppo educativo).

Ti piace? Puoi acquistarlo sui 35-40 euro da qui

Il modello 3 e 3+ hanno bisogno di un alimentatore da 2.5A (ma anche 2.1 sembra andar bene) controllate qua https://www.raspberrypi.org/help/faqs/#powerReqs le richieste in base al vostro Pi. In ogni caso, a occhio e croce con un costo della corrente al kWh di circa 20 centesimi, se un Raspberry Pi in idle consuma dai 3W ai 5W la divisione è semplice:

3W circa 2 kW al mese, quindi 40 centesimi
5W circa 3.6 kW al mese, cioè 72 centesimi

Ovviamente più cose gli fate fare (può raggiungere picchi più alti ma conta in media come si comporta), più periferiche avete attaccato alla porta otg/usb, più il Raspberry consumerà, ma comunque è di molto lontano da un consumo di un computer con alimentatori sulle 50-100 volte più potenti (in termini di consumi).

Vi ricordo che il consumo in W viene calcolato dal voltaggio moltiplicato per l’amperaggio, quindi 1A*5V = 5W. E il consumo in kWh significa 1kW=1.000W ogni ora, quindi se una cosa consuma 10W e sta accesa per 1 ora intera, per fare 1 kWh dovrà star acceso 1.000Wh/10W=100 ore.

Quanto consumano le lampadine Yeelight

Dopo aver testato le lampadine della Phillips Hue ho provato a controllare anche le Yeelight, giusto per curiosità e capire quanto consumano se vengono utilizzate al 100%, a metà o in caso rimangano accese ma spente (quindi intendo connesse al Wi-Fi ma non luminose) e capire se va bene lasciarle sempre attaccate alla corrente.

E come potete verificare, dato che le Yeelight utilizzano il Wi-Fi e non Zigbee, consumano poco poco di più rispetto alle sorelle della Phillips.

0% 0.8W-1W
1% 1W
50% 4.3W-4.5W
100% 8.2W-8.3W

Io ho testato il modello Yeelight white che potete acquistare o da Amazon tramite questo link oppure su GearBest pagando con PayPal da qua.

Quanto consumano le lampadine Hue

Se vi state domandando quanto consumano le lampadine della Phillips con la tecnologia Zigbee (sono lampadine LED da 9W).

Le ho testate personalmente e posso dirvi che al 100% consumano realmente sui 9W e in idle meno di 1W, quindi non preoccupatevi se non staccate ogni volta la corrente, con 1000 ore (quindi circa 1 mese e mezzo) consumerete meno di 20 centesimi.

100% 8.9W
50% 3.3W
6% 1W
0% 0.3W-0.4W

Io ho preso d’esempio la lampadina Phillips Hue White ma anche quella colorata di pari wattaggio consuma uguale.

Cos’è la tecnologia Zigbee

È uno standard di comunicazione wireless a basso consumo, usata nell’ultimo periodo tecnologico per sensori e oggetti di domotica dato il suo basso costo.

Viene, ad esempio, implementata in tutte le lampadine della Phillips Hue (per questo richiedono un gateway per funzionare, hanno proprio bisogno di un’antenna nuova) e nei sensori di Xiaomi.

Sito web della Zigbee Alliance (link zigbee.org)

Come detto, se volete utilizzare dei sensori che utilizzano questa tecnologia, avrete quindi bisogno di un router aggiuntivo (detto a volte gateway) che sia in grado di fare da ponte tra i vostri sensori e la rete di casa (che sia cablata con il cavo ethernet o Wi-Fi).

Come cancellare tutti i post di revisione WordPress

Se state cercando un modo per alleggerire il vostro database in cui avete WordPress, che sia per motivi di spazio fisico o per ordine anche solo mentale, che ne dite di cancellare tutti i post di revisione?

Ovviamente questa cancellazione comporterà la perdita di tutti i post di revisione (detti anche inherit).

Solo 249.599 (1/4 di milione) righe risparmiate

Quindi prima di eseguire quella bellissima query, fate un backup al vostro db per evitare perdite non volute.

DELETE FROM wordpress WHERE wp_posts.post_status = "inherit"

Cosa fare se il backup su Time Machine fallisce

Niente. So che potreste pensare che fare il backup su Time Machine sia affidabile, utile e comodo. Ma fidatevi, non fate un solo backup ai vostri computer e hard disk o SSD (questa è una regola generale e non riferita solo a questo evento in particolare)..

Potrebbe capitarvi una schermata del genere (a me è apparsa giusto qualche mese fa):

To improve reliability, Time Machine must create a new backup for you

L’unica è cercare di spulciare file per file per trovare quello che vi serve ma comunque il vostro backup è da buttare e non ci sarà modo di ripararlo (l’indice a quanto pare si è sfalsato e dovrete ricrearlo). Anche se è magari un anno che andate avanti con lo stesso backup, non c’è storia, dovrete ripartire da zero.

Ancora un’altra volta: fate i backup!

E se volete creare la vostra Time Machine con un semplice Raspberry Pi, beh, seguite questo tutorial.

Come usare il Sonoff con HomeKit

Il Sonoff, dopo averlo acquistato, bisogna per forza riprogrammarlo se non volete utilizzare l’applicazione ufficiale (è qualcosa di particolarmente antiquato e non da neanche l’apparenza di essere granché sicura).

Per riprogrammarlo (quindi si intende scriverci un nuovo firmware) dovrete seguire questa guida. So che può sembrar complicato, ma è un’operazione da effettuare una volta sola e poi siete a posto, perché avrete la possibilità di accedervi tramite interfaccia web ovunque voi siate.

Ora però, vediamo come utilizzarlo con HomeKit di Apple. Ci sono diversi plugin su GitHub ma molti di questi o non funzionano o sono molto pesanti per il Sonoff e poi andrebbero configurati uno ad uno sull’app Casa (considerate che è anche lungo e pesante ogni volta dover caricarli tutti).
Secondo me è molto meglio avere Domoticz come base di tutto e accedervi tramite il plugin Homebridge.

Quindi, presupponendo che abbiate Domoticz installato (ad esempio su un Raspberry Pi o un altro server) e il Sonoff con il firmware personalizzato sulla stessa rete locale, vi basterà creare uno script per accendere e spegnerlo.

Create prima di tutto uno switch virtuale su Domoticz seguendo questa guida. E come azione di ON e OFF lo configurate come in questa immagine:

Sonoff su Domoticz

I due script (che chiamerete come volete) dovranno semplicemente avere qualcosa del genere:

#!/bin/bash

curl 192.168.1.123/off

E /on per quello di accensione. Ovviamente l’indirizzo IP sarà quello del vostro Sonoff.
Non dimenticatevi ovviamente di dare i permessi di esecuzione agli script.

Semplice no? Se avete dei dubbi, lasciate pure un commento.

Come installare Homebridge

Installare Homebridge è semplicissimo, vi basterà prima di tutto installare qualche dipendenza. Iniziamo con Node:

curl -sL https://deb.nodesource.com/setup_8.x | sudo -E bash -
sudo aptinstall nodejs -y

Poi nel caso non li abbiate installati, installate anche:

sudo aptinstall libavahi-compat-libdnssd-dev

E ora finalmente installiamo Homebridge con:

sudo npm install -g --unsafe-perm homebridge

Progetto di Homebridge su GitHub

Ora create un file .config con:

sudo nano ~/.homebridge/config.json

E incollate qualcosa tipo:

{
"bridge": {
        "name": "Homebridge",
        "username": "AB:12:CD:34:EA:12",
        "port": 1234,
        "pin": "123-12-123"
},

"description": "This is an example configuration file with one fake accessory and one fake platform.",

"platforms": [{
"platform": "eDomoticz",
"name": "eDomoticz",
"server": "127.0.0.1",
"port": "8080",
"ssl": 0,
"roomid": 0,
"mqtt": {

"host": "127.0.0.1",
"port": 1883,
"topic": "domoticz/out",
"username": "user",
"password": "pass"

}}]}

Che è la configurazione nel caso abbiate il plugin per Domoticz. Lo installate semplicemente eseguendo:

sudo npm install -g homebridge-edomoticz

Ora esrguite Homebridge eseguendo (nel caso usate sudo davanti):

homebridge

Se volete eseguire Homebridge come fosse un servizio seguite questa guida.
Mentre nel caso non vi appaia nell’app Casa (Home se avete l’iPhone o l’iPad in inglese) seguite questa.

Come riprogrammare il Sonoff

Se volete riprogrammare, quindi scrivere un nuovo firmware nel vostro Sonoff, dovrete prima di tutto acquistare un modulo FTDI (serve per dargli corrente giusta e far passare i dati per riprogrammarlo) e 4 cavetti, se possibile di colore diverso.

Il tutto vi servirà per avere un’interfaccia personalizzata e poter utilizzare il Sonoff come ho utilizzato in questo video con HomeKit. Ovviamente vi servirà il supporto di un browser o di un Raspberry Pi per fare automazioni e poterci accedere anche all’esterno della vostra abitazione.

Sappiate che una volta caricato il nuovo firmware non potrete più reinstallare quello base e ne accedere dall’app eWeLink. Dovrete anche fare attenzione a dargli corrente giusta (vedremo dopo come fare dall’Arduino IDE) altrimenti farete danni irreparabili.
Anche i collegamenti dovrete farli bene altrimenti rischiate di mandare corrente dove in realtà l’ESP866 (sì, il Sonoff ha al suo interno un ESP8266) si aspettava dei dati o viceversa.

Ecco lo schema di collegamento:

Come collegare Sonoff all’FTDI

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Come fare hotspot Wi-Fi da Pi Zero

Dopo aver visto come configurare il Pi Zero come accessorio e come condividergli internet tramite la porta OTG, vediamo come creare un hostpot Wi-Fi dal Pi Zero. Quindi con la possibilità di connettervi come fosse un router Wi-Fi.

Come potete vedere dalla foto qua sotto, avendo due antenne Wi-Fi (ne ha una integrata il Pi Zero W) posso connetterlo sia al router principale che fargli generare un hotspot Wi-Fi.

Raspberry Pi con due antenne Wi-Fi: una integrata e una esterna

Partiamo facendo gli aggiornamenti:

sudo apt update
sudo apt upgrade

Poi installiamo:

sudo apt install dnsmasq hostapd

E stoppiamo i servizi:

sudo service dnsmasq stop
sudo service hostapd stop

Assicuratevi d’aver l’interfaccia wlan0 configurata nell’interfaces (e che quindi sia utilizzabile).

Ora aggiungete al fondo di questo file:

sudo nano /etc/dhcpcd.conf

Queste due righe:

interface wlan0
static ip_address=192.168.4.1/24

Riavviate il servizio:

sudo service dhcpcd restart

E andiamo a modificare dnsmasq (che sta volta useremo per il Wi-Fi):

sudo mv /etc/dnsmasq.conf /etc/dnsmasq.conf.orig
sudo nano /etc/dnsmasq.conf

Aggiungete queste due righe:

interface=wlan0
dhcp-range=192.168.4.2,192.168.4.20,255.255.255.0,24h

E create la configurazione per il Wi-Fi:

sudo nano /etc/hostapd/hostapd.conf

Incollate (modificando il nome che preferite):

interface=wlan0
driver=nl80211
ssid=Pi
hw_mode=g
channel=7
wmm_enabled=0
macaddr_acl=0
auth_algs=1
ignore_broadcast_ssid=0
wpa=2
wpa_passphrase=password
wpa_key_mgmt=WPA-PSK
wpa_pairwise=TKIP
rsn_pairwise=CCMP

Ora modificate questo file:

sudo nano /etc/default/hostapd

Con questa riga così:

DAEMON_CONF="/etc/hostapd/hostapd.conf"

Ora attiviamo tutto:

sudo service hostapd start
sudo service dnsmasq start

E siete finalmente pronti per connettervi con il vostro smartphone o con il vostro computer.

Fonte https://www.raspberrypi.org/documentation/configuration/wireless/access-point.md