Come emulare il Nintendo 3DS su PC o Mac

Nello scorso articolo abbiamo visto a grandi linee cosa sono i software open source. Ecco, ora vediamo un bell’esempio di software libero.

Citra è un emulatore per Nintendo 3DS (se volete acquistarlo su Amazon cliccate qui) che non sarebbe stato possibile realizzare senza GitHub e la community che ci sta dietro.

Tutto il codice sorgente di Citra su GitHub https://github.com/citra-emu/citra

Ovviamente Citra, per semplicità, distribuisce anche il codice precompilato e quindi instancabile normalmente da un eseguibile.

Dove scaricare l’eseguibile di Citra https://citra-emu.org/download/

Una volta scaricato e installato, vi basterà aprire il file .3ds e iniziare a giocare!

Il supporto su Windows è ovviamente meglio rispetto a quello su macOS e se vi interessa l’argomento OpenGL ecco a voi una bella lettura che vi farà amare Apple ancora di più per le sue scelte drastiche.

Cos’è un software open source

Con il termine open source di solito ci si riferisce a del software il quale codice sorgente è leggibile e usabile pubblicamente. Viene spesso utilizzato anche per software che magari non sono utilizzabili senza aver compreso bene la licenza per cui vengono rilasciati, però comunque nel termine comune si intendono dei programmi che hanno tutto o quasi il codice sorgente libero.

Spesso, tramite l’utilizzo di software open source, è possibile realizzare dei progetti che senza una community attiva, non si potrebbero neanche realizzare. Due esempi, che tratto spesso su questo sito, sono Domoticz e IINA.

La differenza con software che vengono già distribuiti compilati è davvero sostanziale. Se si considera la possibilità di capire e risolvere problemi, piuttosto che personalizzare il codice, è abissale la differenza.

Mi capita di dover ricompilare Domoticz perché c’è qualcosa che non funziona come dovrebbe e questo mi è possibile solo e unicamente perché ho accesso al codice sorgente. Cosa che non posso assolutamente fare sui software di Phillips o Xiaomi. Se c’è un bug me lo tengo e aspetto nella speranza che il prossimo update lo risolva.

Nei prossimi giorni vedremo anche qualche progetto che punta a emulare le vecchie console: cosa assolutamente non realizzabile da singoli programmatori o aziende che puntano al fatturato. Bensì, con community attive di programmatori è possibile realizzare dei progetti importanti come Yuzu o Citra! Ma tutto questo… sarà disponibile nella prossima puntata!

Come resettare le lampadine Yeelight

Abbiamo visto cosa sono le Yeelight e che consumano davvero pochissimo.

Ora vediamo come resettarle: sia se avete il modello white, sia se avete quelle RGB, la procedura è la stessa:

Come resettare le lampadine Yeelight

Dovrete attaccare e staccare la corrente per 5 volte di fila, contano indicativamente 2 secondi accese e 2 secondi spente.

Se avrete effettuato la procedura correttamente, inizieranno a lampeggiare e potrete riconfigurarle con l’app ufficiale Yeelight per connetterle al vostro Wi-Fi.

Vi ricordo il link per acquistarle su GearBest e su Amazon.

Come resettare le lampadine Phillips Hue

A differenza delle Yeelight che sono Wi-Fi, le Phillips Hue (link Amazon) utilizzano la tecnologia Zigbee e i metodi sono due e dipende se avete o meno il bridge.

Se avete il bridge c’è il classico tasto di factory reset sul retro del bridge. Premendolo vi resetterà tutte le lampadine e bridge compreso.
Altrimenti potete rimuoverle dall’app di Hue, verranno dissociate e potrete raggiungerle semplicemente facendole cercare dal bridge (tutto questo, sempre attraverso l’app).

Se invece non avete un bridge ma solo lo switch, la procedura di reset è diversa dalle Yeelight, non vi basterà scollegare la corrente e riattaccarla, dovrete prima dargli corrente, poi premere sia il tasto ON che il tasto OFF contemporaneamente (stando in prossimità della lampadina) per 5 secondi.

Se la procedura ha avuto successo, la lampadina lampeggerà due volte!

Vi ricordo che se volete acquistare delle lampadine, strisce LED o kit di Phillips Hue, potete farlo tramite questo link ad Amazon.

Kit completo di Phillips Hue

Cosa sono le Yeelight

Le Yeelight sono le lampadine di Xiaomi che oltre essere led: bianche o RGB, hanno al loro interno un modulo Wi-Fi che permette di comandarle a distanza, in locale o anche fuori dalla rete di casa.

Sono ovviamente molto comode, danno un bel tono di smart home alla vostra casa, consumano poco e vi permettono d’avere un’illuminazione completamente d’altro livello.

Ci sono davvero tantissime lampadine e strisce LED su Amazon:

Lampadine Yeelight bianche e colorate su Amazon

Invece se siete più da GearBest per risparmiare qualche soldino, qua potete trovarne a decine. Ad esempio quella colorata RGB potete trovarla a 16 euro.

Cos’è un broker MQTT

Un broker MQTT è un applicativo che permette di far comunicare, tramite appunto il protocollo MQTT, i client (che si dividono in publisher e subsciber).

Gestisce il flusso dei dati e permette ai client di iscriversi o pubblicare messaggi.

Un broker MQTT famoso e leggero che è compatibile con tutti i sistemi Unix, Raspberry Pi compreso (vi permetterà ad esempio di usare Homebridge con aggiornamenti istantanei), è Mosquitto.

È stato realizzato dai creatori di Eclipse e potete installarlo facilmente con:

sudo apt install mosquitto

La documentazione intera potete trovarla sul sito ufficiale:

https://mosquitto.org/man/mosquitto-8.html

Cos’è una network interface

Come al solito in informatica si utilizzano nomi inglesi per definire le cose, però vabbè questo è un altro discorso. Detto in modo semplice una network interface è una scheda di rete che risulta disponibile se c’è dell’hardware appropriato.

Nei sistemi attuali, senza andare troppo nel dettaglio, le network interfaces sono principalmente quelle ethernet, quelle Wi-Fi e quelle Bluetooth.

Nella documentazione di Ubuntu potete vedere qualche esempio, come configurare le schede di rete, come attivarle, disattivarle ecc.

http://manpages.ubuntu.com/manpages/trusty/man5/interfaces.5.html

Come rimuovere la grafica al Raspberry Pi

Se, come per Ubuntu, state cercando di disabilitare la grafica e non volete cancellare troppi pacchetti e ritrovarvi senza un sistema operativo funzionante, perché magari volete utilizzare il vostro piccolo Raspberry Pi senza un display e quindi ci accedete tramite SSH (che mega introduzione per una cosa così banale, direte voi): ecco a voi quali sono i due comandi semplici e veloci per farlo.

sudo apt-get remove --purge x11-common
sudo apt-get autoremove

Qualunque sia la vostra versione di Raspbian, questo bel purge farà in modo che dal prossimo riavvio il Pi si avvii senza il desktop.

Lo so che era possibile anche disattivarlo dalle impostazioni o con un raspi-config. Però questo modo è più pulito e permette di risparmiare sia RAM e sia spazio sulla microSD (o nel caso lo abbiate installato in una macchina virtuale, hard disk o ssd).

Come rimuovere la grafica a Ubuntu

E per rimuovere la grafica intendo tutte le componenti grafiche, nel caso lo vogliate usare il vostro sistema senza un display o comunque senza desktop, finestre ecc.

Può essere molto utile se lo utilizzate come server sempre acceso (H24 e non vi serve la desktop GUI) e non volete che vi venga occupata RAM inutilmente (considerate che si può risparmiare davvero tanto in molti casi, quali macchine virtuali o sistemi ARM).

Molto semplicemente aprite il terminale o collegatevi tramite SSH ed eseguite:

sudo systemctl set-default multi-user.target

Questo comando dovrebbe funzionarvi dalla versione 15 in poi, quindi molto probabilmente sarà compatibile con la vostra versione. Se così non fosse, correte ad aggiornare!

Nel caso invece vogliate tornare indietro, il comando è:

sudo systemctl set-default graphical.target

Come rimuovere la stringa “?m=1” dagli url

Indipendentemente da quale sia il vostro web server, può capitare che Google vi mandi questa bellissima email:

Nuovo problema di Copertura rilevato per il sito

Cliccate e approfondite… e scoprite che in realtà non è un vostro problema, ma è semplicemente dovuto da qualche sorta di bot o (nel caso usavate Blogger) di qualche sorta di linking che avete avuto in passato.

Se approfondendo scoprite che in realtà è semplicemente questa stringa (parametro in realtà) a darvi fastidio:

?m=1

Errore di reindirizzamento su Google Search Console

Provate a creare delle regole che ve la cancellino in automatico… su Apache vi basterà modificare il file .httaccess come segue:

RewriteEngine On
RewriteCond %{QUERY_STRING} ^m=1$
RewriteRule ^(.*)$ /$1? [R=301,L]

Se invece utilizzate NGINX, all’interno del vostro server (probabilmente localizzato su /etc/nginx/site-avaliable/default, modificate all’interno del /location aggiungendo questo:

if ($query_string ~ "^m=1$"){
  rewrite ^(.*)$ /$1? redirect;
}

Riavviate poi il servizio di NGINX con:

sudo service nginx restart

Ora potete cliccare su Convalida correzione e aspettare che i bot di Google capiscano che non avete nessuna sorta di errore!

Dove trovare il link diretto per scaricare macOS High Sierra

Se anche voi, come me, state cercando una vecchia versione (si fa per dire, è dell’anno scorso) su App Store di Apple ma non la trovate… beh, sappiate che non siete i soli!

Anche nell’elenco acquisti probabilmente non riuscirete a trovarlo. Non ne conosco bene il motivo ma comunque è ancora disponibile al download presso questo link:

https://itunes.apple.com/app/macos-high-sierra/id1246284741

Se lo scaricate da macOS Mojave, quindi la 10.14, dovrete confermare dalle impostazioni e procedere fino alla schermata di download:

Una volta completato dovrebbe comparivi la classica app nella cartella Applicazioni per procedere all’installazione (sia in macchina virtuale che non).

Dove trovare il link diretto per scaricare OS X El Capitan

Quando ancora macOS si chiamava OS X, il famosissimo El Capitan. Nonostante siano passati solo due anni è impossibile scaricarlo, su Mojave non si può, High Sierra neanche l’ombra… bisogna scendere fino a Sierra per poterlo scaricare!

Nel caso lo abbiate ancora installato (altrimenti ecco come scaricarlo) e volete scaricarlo, ecco a voi il link:

https://itunes.apple.com/app/os-x-el-capitan/id1147835434?mt=12

Dove trovare il link diretto per scaricare macOS Sierra

Nell’articolo precedente abbiamo visto come e dove scaricare High Sierra, ora vediamo dove poter scaricare Sierra, quindi la 10.12 di macOS:

https://itunes.apple.com/app/macos-sierra/id1127487414?mt=12

La procedura è sempre la stessa, confermate e procedete. Finita la procedura vi creerà un’app nella cartella Applicazioni, accessibile anche comodamente dal Launchpad.

Se non di dovesse partire il download su Mojave, purtroppo dovrete utilizzare High Sierra:

Non so dirvi il motivo se non la solita storia che Apple fa come vuole. Ovunque oramai se ne lamentano e purtroppo non c’è niente da fare.

Dove scaricare la suite Adobe senza Application Manager

Se state cercando di scaricare la suite di Adobe detta anche Creative Cloud, potrete farlo solo con l’applicazione Application Manager di Adobe.

Screenshot dal sito di Adobe

E questo può essere una scocciatura se state provando ad installarlo su un sistema nuovo, perché dovrete loggarvi con i vostri dati ecc.

Ecco che viene in vostro supporto questo sito web https://prodesigntools.com/adobe-cc-2018-direct-download-links.html

Come potete notare i link sono molto “complessi”, provengono da Adobe ufficiale e hanno una struttura del genere (ad esempio per Photoshop per macOS):

http://prdl-download.adobe.com/Photoshop/66A1D1E00DE44601B041A631261EC584/1507851230691/AdobePhotoshop19-mul.dmg

Potrete trovare anche i link per Illustrator, Acrobat, Premiere Pro, Lightroom e tanti altri. Salvatevi offline gli eseguibili in modo da non doverli ogni volta riscaricare! Comodo no?

Se invece volete disattivare e rimuovere tutti i processi in background che crea Adobe una volta installato, ecco come fare.

Come cercare all’interno dei file ricorsivamente con una grep

Per gli addetti ai lavori e a chi ha un minimo di manualità con gli ambienti Unix direi che è abbastanza banale e tutti quanti sanno utilizzarlo al meglio.

Però come al solito non tutti “nascono imparati” quindi ecco a voi come cercare all’interno dei file (che siano ovviamente leggibili da terminale, quindi file testuali e non eseguibili) con un semplice comando: la grep.

grep -Ril "parole da cercare" cartella/

La velocità con cui vi verranno visualizzati i risultati dipende principalmente da due fattori: se avete o meno un SSD e dalla potenza di calcolo del vostro computer.

Come aggiornare a Ubuntu 18.10

Avevamo visto come aggiornare a Ubuntu 18.04 qualche mese fa, però a quanto pare il tempo scorre più veloce del previsto… quindi ecco a voi come aggiornare a Ubuntu 18.10!

Fate tutti i backup del caso e assicuratevi di non perdere file o configurazioni varie. Se siete pronti, iniziamo!

Aprite il terminale o collegatevi in SSH ed eseguite:

sudo apt update
sudo apt dist-upgrade

Cambiate in questo file la sigla da lts a normal:

sudo nano /etc/update-manager/release-upgrades

E poi eseguite:

do-release-upgrade

Come correggere l’errore 2002 di MySQL

Altro giro, altra corsa! Anche questo fantastico errore, se vi capita (e a me capita anche su installazioni nuove e super aggiornate), può essere davvero fastidioso.

L’errore in questione è:

ERROR 2002 (HY000): Can't connect to local MySQL server through socket...

Evidentemente perché il processo di MySQL non è attivo o non correttamente funzionante.
Controllate lo stato con un semplice sudo service mysql status.

E nel caso fosse tutto attivo, provate ad accedere alla modalità sicura come ho indicato in questo articolo.

Una volta riconfigurato l’account root, riavviate il processo con sudo service mysql restart e tutto dovrebbe rifunzionare come prima!

Come correggere l’errore 1136 di MySQL

Se mentre state cercando di aggiornare MySQL vi dovesse comparire questo errore:

mysql_upgrade: [ERROR] 1136: Column count doesn't match value count at row 1

Direi che la soluzione più veloce è modificare questo file:

sudo nano /etc/mysql/mysql.conf.d/mysqld.cnf

E dopo la riga [mysqld] aggiungete la voce:

skip-grant-tables

Salvate ed eseguite l’upgrade forzato:

sudo mysql_upgrade -uroot -p --force

Inserite la password e aspettate che si aggiorni! Poi riprovate ad eseguire un sudo apt upgrade e vedrete che non dovrebbe più l’errore!

Nel caso non riusciate a loggarvi con l’account root reimpostatela seguendo questa guida.
Una volta aggiornato, togliete la riga da quel file (e nel caso non sia in quel path, cercate quello corretto del processo mysqld che potrebbe essere nella cartella precedente a quella da me indicata).